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Karl Polanyi · 2007-04-01 by mmzz

Che bella scoperta trovare questo studioso, economista autodidatta, dalla vita tormentata e appassionata , che dice, sin dal 1944, cose che cercavo:
Dal cap. 4 di The great Trasformation

Nella sua critica alla centralità dell’economia di mercato che ha disincarnato l’economia dalla società, analizza le economie non di mercato e spiega come queste siano sufficienti per giustificare lo sviluppo dell’economia fino all’avvento della grande trasformazione. Userò alcuni passi per accompagnare una riflessione sulle nuove economie della peer production (termine che non mi piace molto; è dovuto a Benkler, che però lo ha spiegato assai bene in The Wealth of Networks)
all’interno della quale si possono ricomprendere free software, wikipedia, social bookmarking, alcune attività distribuite in rete e molto altro che vederemo (imho) sempre più prendere piede.

The role played by markets in the internal economy of the various countries it will appear, was insignificant up to recent times and the changeover to an economy dominated by the market pattern will stand out all the more clearly.

Appoggiandosi agli studi (allora) recenti di antropologia sulle isole Trobriand della Melanesia Occidentale e agli studi storici (Mesopotamia, Grecia) Polanyi identifica vari meccanismi di mercato, e riassume le loro principali caratteristiche. Il tratto caratteristico comune è la compenetrazione tra economia e società, di cui l’economia è un aspetto, e con cui contribuisce a fornire l’identità individuale e sociale.
Questo tratto identitario già ci avvicina alla peer production, che contribuisce alla formazione dell’identità individuale come e forse più di quella produzione industriale. Infatti nella seconda, con un meccanismo che Marx ha ben chiarito, l’artifatto divenuto merce perde ogni contatto con chi lo ha prodotto. Nel free software invece, come ho cercato di spiegare in Enabling Environments (ma più nella versione che devo ancora correggere in inglese), il prodotto affonda e si identifica con tutto il contesto della sua produzione: storia, relazioni umane, modifiche.

The outstanding discovery of recent historical and anthropological research is that man’s economy, as a rule, is submerged in his social relationships. He does not act so as to safeguard his individual interest in the possession of material goods; he acts so as to safeguard his social standing, his social claims, his social assets.

In questa visione socio-economica principio del il guadagno è assente, mentre vigono due criteri che garantiscono produzione e distribuzione, cioè la reciprocità e la redistribuzione. La redistribuzione è divenuta, con la riproduzione digitale, un non-problema. La reciprocità è, suppongo (ma bisognerebbe fare qualche ricerca), il principio alla base della disponibilità a produrre senza ricompensa. La reciprocità nel contesto culturale e’ garantita dal copyright e dalle licenze che ne tutelano la non appropriabilità da parte di soggetti che non rispettino le intenzioni del produttore.

??For it is on this one negative point that modern ethnographers agree: the absence of the motive of gain; the absence of the principle of laboring for remuneration; the absence of the principle of least effort; and, especially, the absence of any separate and distinct institution based on economic motives. But how, then, is order in production and distribution ensured? The answer is provided in the main by two principles of behavior not primarily associated with economics: reciprocity, and redistribution.??

L’efficacia del principio redistributivo identifica ruoli politici e distribuzione del lavoro. Questo nella peer production avviene in modo assi diverso dalla produzione tradizionale e industriale, a causa dell’automazione e della replicabilità. Tuttavia possiamo identificare dei gangli di smistamento delle informazioni e dei beni, e dei repository ove questi vengono memorizzati. Il ruolo di motori di ricerca come porte di accesso a questi beni è una possibile lettura del loro potere (e ricchezza). La reciprocità ha a che fare con la reputazione e il ruolo sociale, di cui ho già detto.

The sustenance of the family – the female and the children – is the obligation of matrilineal relatives. The male, who provides for his sister, and her family by delivering the finest specimens of his crop, will mainly earn credit due to his good behavior, but will reap little immediate material benefit in exchange; if he is slack, it is first and foremost his reputation that will suffer. It is for the benefit of his wife and her children that the principle of reciprocity will work, and thus compensate him economically for his acts of civic virtue. Ceremonial display of food both in his own garden and before the recipient’s storehouse will ensure that the high quality of his gardening be known to all. It is apparent that the economy of garden and household here forms part of the social relations connected with good husbandry and fine citizenship. The broad principle of reciprocity helps to safeguard both production and family sustenance. The principle of redistribution is no less effective. A substantial part of all the produce of the island is delivered by the village headmen to the chief who keeps it in storage. But as all communal activity centers around the feasts, dances, and other occasions when the islanders entertain one another as well as their neighbors from other islands (at which the results of long distance trading are handed out, gifts are given and reciprocated according to the rules of etiquette, and the chief distributes the customary presents to all), the overwhelming importance of the storage system becomes apparent. Economically, it is an essential part of the existing system of division of labor, of foreign trading, of taxation for public purposes, of defense provisions. But these functions of an economic system proper are completely absorbed by the intensely vivid experiences which offer superabundant non-economic motivation for every act performed in the frame of the system as a whole.

L’efficacia per così dire automatica del meccanismo deriva dalla sua capacità di riduzione dei costi di transazione. Questo ricorda il lavoro di Benkler (2002), che, partendo dalle osservazioni di Coase sulla natura dell’impresa e la sua efficacia in quanto mezzo migliore di ridurre i costi di transazione, applica alla peer production questo stesso principio tenendo conto delle nuove possibilità offerte dalla rete. Conclude che grazie alla rete, la peer production è spesso più efficiente dell’impresa nel minimizzare i costi di transazione, Cioè riscopre quello che disse Polanyi nel 44:

Reciprocity and redistribution are able to ensure the working of an economic system without the help of written records and elaborate administration only because the organization of the societies in question meets the requirements of such a solution with the help of patterns such as symmetry and centricity.

Polanyi cita esplicitamente Aristotele, come face Marx nel Capitale, e
mi viene il dubbio che lo faccia di proposito, per evidenziarne un errore.

The third principle, which was destined to play a big role in history and which we will call the principle of householding, consists in production for one’s own use. The Greeks called it oeconomia, the etymon of the word “economy.” As far as ethnographical records are concerned, we should not assume that production for a person’s or group’s own sake is more ancient than reciprocity or redistribution.

La produzione culturale personale è scarsamente soggetta a mercificazione, anche se è possibile discutere se questo possa essere detto in un’ottica strettamente marxiana. Uno dei meccanismi tipici della peer production (come questo blog) è che un individuo produce per se, e accetta che altri intervengano sul prodotto perchè ritiene che la collettività, incluso se stesso, possano averne un giovamento. Data la duplicabilità e l’impossibilità di vedersi depauperato di qualcosa (grazie al© e alle licenze), ha solo da guadagnarci nel condividere e nel veder aumentare il suo prodotto. La distinzione aristotelica e poi marxiana tra beni d’uso e beni di scambio viene ripresa, ma senza l’esclusività che vi vede Marx, per il quale nel momento in cui entra in gioco la logica dello scambio, questa vi permane indefinitamente Dal momento che le cose sono una volta diventate merci nella vita comune col forestiero [il mercante], esse lo divengono ugualmente per contracolpo nella vita comune interna (Capitale, p.57). Per Polanyi valor d’uso e di scambio coesistono, ed è solo il surplus che viene mercificato.

Aristotle insists on production for use as against production for gain as the essence of householding proper; yet accessory production for the market need not, he argues, destroy the self-sufficiency of the household as long as the cash crop would also otherwise be raised on the farm for sustenance, as cattle or grain; the sale of the surpluses need not destroy the basis of householding.

In sintesi, per Polanyi, molti meccanismi hanno consentito all’economia di tenere in vita le società, senza opporvisi, ma fornendo prodotti ed identità, integrandosi con la struttura sociale.
I tre principi di reciprocità, redistribuzione e familiarità all’interno di un gruppo sociale hanno retto l’economia senza dominare la società. Ora, dopo che uno di questi fattori ha perso ogni problematicità grazie alla replicabilità e redistribuibilità dei beni intellettuali digitali, e grazie ad una struttura normativa forte che tutela l’inenzione dell’autore (e non la “proprietà intellettuale”), torna a manifestarsi in modo esteso e rilevante una economia non di mercato, anche se per un insieme di beni ristretto.

Broadly, the proposition holds that all economic systems known to us up to the end of feudalism in Western Europe were organized either on the principles of reciprocity or redistribution, or housholding, or some combination of the three. These principles were institutionalized with the help of a social organization which, inter alia, made use of the patterns of symmetry, centricity, and autarchy. In this framework, the orderly production and distribution of goods was secured through a great variety of individual motives disciplined by general principles of behavior. Among these motives gain was not prominent. Custom and law, magic and religion co-operated in inducing the individual to comply with rules of behavior which, eventually, ensured his functioning in the economic system.

In conclusione, nell’ambito del pensiero di Polanyi, sembra sia possibile leggere il movimento free software e l’attuale nuova produzione di beni culturali condivisi come una reazione alla alienazione e deprivazione della mercificazione della produzione creativa, artistica e culturale.

Restano alcune cose da chiarire: – il ruolo dei tre “pattern” (symmetry, centricity, autarchy) – il rapporto conflittuale di Polanyi con la tecnologia, – come la nature della comunità incontra la nature dell’impresa (market e non-market) e che contanomazioni sono possibili.